Allevatori italiani contro la crisi. assediata la borsa di Milano

Zani: chiediamo un sostegno concreto all’economia agricola reale. Nessuna speculazione e maggior valorizzazione del nostro “made in italy”.

Oltre un migliaio di allevatori provenienti da diverse regioni italiane, di cui almeno 150 provenienti dal mantovano, hanno posto sotto assedio la Borsa di Milano per denunciare i danni provocati dalla speculazione finanziaria internazionale all’economia reale di uno dei settori simbolo del Made in Italy che fattura in Italia e nel mondo oltre 20 miliardi di euro.

“Il patrimonio agroalimentare è messo a rischio dalle speculazioni internazionali sulle materie prime – afferma Gianluigi Zani presidente di Coldiretti Mantova  – dove registriamo aumenti dei costi per l’alimentazione degli animali pari a +17 per cento.

A questo dobbiamo aggiungere una mancanza di trasparenza sul mercato, dove ben 3 prosciutti sui 4 venduti in Italia sono ottenuti da maiali stranieri, senza alcuna indicazione per i consumatori”.

La speculazione si estende dalla borsa al mercato dove secondo una analisi di Coldiretti i prezzi aumentano di almeno cinque volte per effetto delle distorsioni che si verificano nel passaggio dalla stalla alla tavola, con gli allevatori che sono costretti a chiudere le loro stalle. Ne risulta che per ogni euro speso per l’acquisto di carne di maiale appena 15,5 centesimi arrivano all’allevatore, 10,5 al macellatore, 25,5 al trasformatore e ben 48,5 alla distribuzione commerciale.

C’e’ il rischio di estinzione per molti allevamenti italiani – continua Gianluigi Zani – e con essi rischia di sparire una buona fetta di prodotti della norcineria con ben 33 prodotti riconosciuti a livello europeo. Tra questi il prosciutto di Parma e il San Daniele di cui la nostra provincia è la maggiore fornitrice di cosce perla stagionatura. Treprosciutti su quattro venduti in Italia sono in realtà ottenuti da maiali allevati all’estero, ma i consumatori non lo sanno perché non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza”.

L’Italia – sottolinea la Coldiretti – ha importato 62 milioni di cosce di maiale destinate, con la trasformazione e la stagionatura, a diventare prosciutti “Made in Italy” con un inganno nei confronti dei consumatori e danni per i produttori che subiscono una concorrenza sleale. Anche perché – spiega la Coldiretti – mentre negli allevamenti italiani i maiali sono alimentati con prodotti di qualità sulla base di rigorosi disciplinari di produzione “Dop”, all’estero si usano spesso sottoprodotti se non addirittura sostanze illegali come è accaduto nel recente scandalo dei mangimi alla diossina prodotti in Germania.

Gli allevatori della Coldiretti chiedono che vengano emanati quanto prima i provvedimenti applicativi previsti dalla legge nazionale sull’etichettatura di origine approvata all’unanimità dal Parlamento italiano all’inizio dell’anno e che prevede l’obbligo di indicare l’origine per tutti gli alimenti.

La carne di maiale fresca o trasformata è la piu’ acquistata dagli italiani che ne consumano ben 37,2 chili a testa ma in dieci anni – sottolinea la Coldiretti – si è drasticamente ridotto il numero delle stalle italiane (- 85 per cento) che è passato dai 193mila del 2000 alle 26mila attuali dove si allevano 9,3 milioni di maiali soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto ma anche l’Umbria e la Sardegna sono regioni vocate.

Una situazione che rischia di aggravarsi con effetti anche occupazionali nella filiera della carne suina dove – conclude la Coldiretti – lavorano in Italia circa 120mila addetti tra allevamento, macellazione, trasformazione e distribuzione.

A margine della manifestazione, si è appreso che per il 29 luglio è prevista una convocazione del tavolo suinicolo da parte del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, per la definizione delle linee attuative del piano di settore della filiera.

Lo ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nell’esprimere apprezzamento per la sollecita risposta del Ministero alle difficoltà evidenziate dagli allevatori durante la manifestazione odierna.

Nel mantovano gli allevamenti sono 635, mentre il numero dei capi è pari a 1.300.000 —

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