Donne Impresa – Incontro violenza domestica

La Commissione Pari Opportunità della Provincia di Mantova, nell’ambito dei compiti legati alla promozione della cultura delle pari opportunità sul territorio mantovano promuove in occasione del 25 novembre “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ” due incontri pubblici rivolti al territorio mantovano.

Sarà protagonista di entrambi gli incontri la prof.ssa Marina Calloni docente di Filosofia Politica e Sociale presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università Milano Bicocca.

Marina Calloni è coautrice insieme a Simonetta Agnello Hornby del testo “Il male che si deve raccontare per eliminare la violenza domestica” edito dalla casa editrice Feltrinelli.

Gli incontri avranno luogo il giorno venerdì 29 novembre:

– Ore 10.00 presso la Fondazione Università di Mantova, via Scarsellini, 2, un evento indirizzato alle classi V delle scuole superiori del territorio mantovano sul tema della prevenzione e contrasto alla violenza di genere volto a approfondire, insieme agli studenti/studentesse, il fenomeno e a stimolare una riflessione su atteggiamenti positivi e equilibri nella relazione uomo/donna; l’evento vedrà la partecipazione attiva della Coop. Sociale Partinverse

– Ore 17.30 presso la sede del Palazzo del Plenipotenziario piazza Sordello,43, indirizzato alla cittadinanza di presentazione del testo “Il male che si deve raccontare per eliminare la violenza domestica” e di riflessione sul metodo EDV “Elimination of Domestic Violence”. L’incontro si svilupperà sotto forma di dialogo tra la prof.ssa Calloni e la Presidente della Commissione Provinciale Pari Opportunità, Claudia Forini.

Il testo scritto a quattro mani illustra quanto Marina Calloni e Simonetta Agnello Hornby stanno promuovendo in Italia: il metodo EDV che in Inghilterra ha contribuito a diminuire sensibilmente il fenomeno della violenza domestica. Grazie a questo metodo, nella sola Londra gli omicidi di donne sono passati da 49 nel 2003 a 5 nel 2010.

Il metodo EDV – Elimination of Domestic Violence – ha coinvolto direttamente le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano.

Come funziona il metodo EDV? Prima fase: allontanare fisicamente la donna dal marito o convivente violento. Un avvocato che si trova davanti una donna con la faccia tumefatta può chiamare direttamente una sorta di “tutor”, che agisce secondo un protocollo accettato da tutte la parti in causa (assistenti sociali, medici, polizia, ecc) che seguirà la donna per i primi tre mesi.

Poi parte un programma di assistenza e supporto diverso, ma si agisce subito. Si inizia assegnando un punteggio di rischio, da altissimo (pericolo di vita immediato) a molto alto a medio. A seconda di questo punteggio si procede: un codice rosso passa avanti a chi può aspettare. Tante volte anche 24 ore possono essere fondamentali. La donna vittima di violenza verrà sistemata in un alloggio pubblico, oppure se non è disponibile immediatamente, in una casa privata.

Accanto al tutor c’è il coinvolgimento delle aziende. Perché è fondamentale che le donne non perdano il lavoro per mantenere la propria indipendenza economica. E perché nell’ambiente di lavoro si può fare molto per sensibilizzare, aiutare a parlare, spingere alla denuncia del violento, proteggere le donne. In Inghilterra sono 700 le aziende che hanno aderito al programma (dalle multinazionali alle piccole aziende private ).

Marina Calloni sfata la maggior parte delle credenze che si hanno sulla violenza domestica. Non è vero che riguarda solo i poveri, gli ignoranti, gli emarginati dalla società.

I dati anche in Italia parlano chiaro: nel corso della loro vita oltre la metà delle donne è stata oggetto di molestie sessuali, di un ricatto sessuale sul lavoro o di una violenza tentata o consumata. Nell’80 per cento dei casi l’autore è italiano. Nel 50 per cento dei casi è il marito o il convivente della vittima, che attua anche violenze sessuali, oltre che fisiche o psicologiche. Solo il 6,2 per cento delle vittime è stato stuprato da un estraneo.

Dal 2002 al 2012 sono state 2061 le donne uccise. Nel 2012 sono stati 127 gli omicidi di donne, di cui il 70,8 per cento perpetrato in ambito familiare o affettivo.

In Inghilterra grazie al metodo Scotland la percentuale di aggressori sottoposti a procedimento penale è cresciuta fino al 73 per cento. I rei confessi aumentati dal 21 al 61 per cento. Le ritrattazioni delle vittime sono diminuite dal 53 al 17 per cento. Le condanne passate dal 53 al 17 per cento. I casi archiviati dal 32 al 19 per cento. Le assoluzioni per insufficienza di prove sono diminuite dal 46 al 4 per cento. E i costi? Da una ricerca il costo della violenza domestica si aggirava intorno ai 23 miliardi di sterline annui. Se si applicasse lo stesso metodo nel resto d’Europa, il Pil potrebbe aumentare del 21 per cento.

I proventi derivanti dalla vendita del testo andranno a favore della creazione di una EDV in Italia per applicare la metodologia adottata in Inghilterra di contenimento e contrasto del fenomeno della violenza domestica. Il libro incoraggia alla riflessione su un futuro migliore

ed intende essere uno strumento a disposizione dei cittadini, delle associazioni, degli amministratori per conoscere il metodo adattandolo alla realtà italiana.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità:

• In Italia ogni 2 giorni e mezzo viene uccisa una donna.

• Da gennaio del 2013 al 30 giugno si contano 65 femminicidi e oltre 100 ad oggi

L’ingresso agli incontri è libero e aperto alla cittadinanza.

Per informazioni:Provincia di Mantova – dr.ssa Alessandra Tassini Responsabile Ufficio Pari Opportunità, Orientamento e Giovani Alessandra.tassini@provincia.mantova.it – telefono 0376432565.

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