Il mercato dei formaggi come la borsa.

Latte, il mercato dei formaggi come la Borsa

fra stock, futures, opzioni e scommesse

Grana e Parmigiano come i “futures” di Borsa. Il mercato tira alla grande e allora, secondo indiscrezioni raccolte dalla Coldiretti sulle piazze lombarde ed emiliane, c’è chi starebbe facendo scorta di forme giovani (la produzione dei primi quattro mesi di quest’anno) scommettendo sul fatto che il trend di crescita continuerà. E qualcuno si sarebbe spinto a opzionare adesso le forme che saranno preparate l’anno prossimo, fissando oggi il valore di acquisto per gli stock di domani.

“In questi casi, se il prezzo sale, chi compra avrà risparmiato un po’ di soldi, se resta stabile o scende, vuol dire che ci rimetterà qualcosa. Ma di solito, chi si lancia in queste operazioni i conti se li fa bene – commenta Luigi Simonazzi, responsabile economico della Coldiretti di Milano e Lodi – Invece chi vende: da un lato piazza la produzione a un prezzo certo, dall’altro però rinuncia all’opportunità di guadagnare di più in caso di un’eventuale ulteriore salita delle quotazioni. Praticamente è quello che succede in Borsa con le azioni”.

Solo che qui al posto della carta ci sono grana e parmigiano, che ormai da mesi fanno registrare aumenti percentuali a due cifre sui prezzi all’ingrosso. Il “padano” con oltre 15 mesi di stagionatura è partito da un più 10,48 per cento di maggio, ha proseguito con un più 16,93 ad agosto e ha raggiunto un più 19,68 per cento nei primi giorni di settembre con una punta di 7,65 euro a chilo sulla piazza di Milano. Il “reggiano” con 24 mesi di stagionatura  è passato da più 18,52 per cento di maggio  per superare la soglia del 29 per cento in questo mese con 10,65 euro al chilo.

Chi poi ha in magazzino le scorte dell’anno scorso sta registrando ulteriori guadagni dati dalla differenza fra le superquotazioni di oggi e quelle più basse del 2009. “E’ come avere un’azione nel proprio paniere di titoli e seguirne l’andamento al rialzo sul medio periodo” spiega Simonazzi.

Secondo le indiscrezioni raccolte dalla Coldiretti, c’è anche chi sta facendo speculazioni lampo giocando sul prezzo del latte: ritirato dagli allevatori a prezzi fra i 34,5 e i 37 centesimi al litro (a seconda degli accordi contrattuali con le singole stalle) e rivenduto poi a 41-42 centesimi sul mercato del latte spot, quello non vincolato ad accordi ma che si muove a seconda della richiesta da parte di grandi industrie o caseifici.

“Gli aumenti di padano e reggiano stanno trainando tutti gli altri formaggi, ma senza un prezzo regionale del latte di riferimento anche noi abbiamo difficoltà a capire cosa sta succedendo – racconta Paolo Mosca, 35 anni, commerciante di alimentari all’ingrosso in una famiglia che da tre generazioni compra e vende grana e parmigiano in Lombardia –. Almeno prima avevamo un parametro certo sul quale misurare gli aumenti e capire come stava andando il mercato, era tutto più chiaro. Adesso le cose variano da caseificio a caseificio, non abbiamo niente di ufficiale su cui basarci”. E la nebbia che aleggia sul mercato diventa sempre più fitta.

“La rottura delle trattative causata da Assolatte – commenta Nino Andena, Presidente della Lombardia – sta squilibrando tutta la filiera. Il fatto che ci sia qualcuno che sta intermediando il latte, comprandolo e rivendendolo addirittura sulla carta, lasciando solo che le cisterne cambino destinazione, dimostra l’importanza di gestire in modo coordinato sul territorio l’offerta di prodotto”.

Inoltre, conclude Andena: “Il valore reale del latte calcolato sulle quotazioni del grana padano oscilla fra 41 e 43 centesimi al litro, molto superiore a quei 34,5 centesimi contenuti nel diktat degli industriali. E’ un’ulteriore prova degli spazi esistenti per arrivare all’adeguamento chiesto dagli allevatori”.

fonte (comunicazione coldiretti lombardia)
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