Il Parlamento europeo punta sulla filiera corta e boccia gli ipermercati

Ci si è messo anche il Parlamento Europeo a cercare di sbloccare una situazione che va avanti ormai da diversi anni, e che non sembra ancora arrivata ad un punto di conclusione. Complice la crisi economica dell’area euro, ogni occasione è buona per rinviare le decisioni tese a migliorare una volta per tutte la posizione delle piccole e medie imprese di fornitura – tra cui milioni di agricoltori europei – e la distribuzione (o gli anelli successivi della filiera). Con la scusa di tenere bassi i prezzi per i consumatori, infatti, la distribuzione ha dichiarato guerra ai fornitori, strozzando i prezzi di conferimento e adottando anche comportamenti scorretti (come sconti retroattivi, contributi per le promozioni, restituzione dell’invenduto, sottocosto finanziato tagliando prezzi di fornitura).

In particolare, ancora non si sa se la Commissione intenda avviare un vero e proprio atto normativo (Direttiva o Regolamento) sul contrasto a tali pratiche commerciali sleali, come ad esempio avviene in Italia. O se invece, propenda per un proseguimento della iniziativa volontaria che le parti private hanno messo in piedi (industria, distribuzione, ma senza gli agricoltori e l’industria della carne).

Intanto, lo scorso 17 luglio il Parlamento Europeo ha pubblicato una bozza della Risoluzione con cui intende dare nuovo impulso al tema, ripartendo dalla comunicazione della Commissione del 31 gennaio 2013, circa la nascita di un “European Retail Action Plan”. Il prossimo 10 settembre si chiuderà la finestra utile per presentare eventuali emendamenti. Sottoponendo tutta una serie di nuovi temi, la voce degli agricoltori è stata recepita.

Quali sono questi punti sui quali il Parlamento chiede attenzione? Ce ne sono diversi di interesse. Li riportiamo qui di seguito in dettaglio. Si chiede che gli Stati membri, in tempi di austerity, non prendano misure che possono minare alla base la fiducia dei consumatori; in particolare, aumentando l’Iva o caricando nuove tasse per l’apertura di nuove sedi.

Si evidenzia il principio che i piccoli negozi animano le città e vanno perciò mantenuti, creando semmai un “tutoraggio” dei grandi verso i piccoli (un supermercato deve fare scelte di “adotta un negozio”, in base al quale veicola e sostiene un piccolo negozio indipendente) e mantenendo la diversità dei punti vendita.

Si chiede di andare contro la storica politica di promuovere grandi centri commerciali nella pianificazione urbanistica; in un momento di crisi economica in cui rischiano peraltro di diventare cattedrali nel deserto e non garantiscono un ritorno sull’investimento.

Si domanda un nuovo coinvolgimento degli agricoltori nel codice volontario europeo di buone prassi commerciali, con segnali per permetter loro di ri-entrare da protagonisti. Si auspica un vero e proprio database Ue delle norme di etichettatura nazionali e chiede una semplificazione normativa.

Si chiede di contrastare con maggiore forza il sottocosto, che è una vera e propria piaga. In Italia il sottocosto dovrebbe essere bandito per legge, ma purtroppo la pratica prevede che debba essere “palese” (ma non è chiaro cosa questo significhi) e, soprattutto, ci deve essere una netta sproporzione tra abusante e abusato. Altro limite che non permette allo stato attuale un funzionamento ottimale della norma italiana.

Si spinge per un riconoscimento della fattispecie della “dipendenza economica” che il fornitore ha su l’acquirente. L’introduzione obbligatoria della “dipendenza economica” è riassunta bene dal concetto: se sei grande e io sono piccolo, non serve che tu sia grande “oltre una certa soglia” per essere “pericoloso”, ma basta la sproporzione di forze. In questo modo la normativa europea antitrust classica, che non ha funzionato a dovere, viene riempita di nuovi contenuti e aggiornata con considerazioni di carattere pratico. Questo rilievo è stato mosso inizialmente da Coldiretti, che l’ha fatto diventare una richiesta del Copa Cogeca nell’ambito della consultazione della Commissione (Libro Verde sulle Prassi Commerciali Inique).

(fonte: ilpuntocoldiretti)

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